Relazione tra spazio e memoria - Villaggio Artigiano di Modena Ovest

Quanto è inscindibile il racconto della propria vita dal luogo in cui essa è (stata) vissuta? Da questa domanda trae spunto la ricerca effettuata sul Villaggio Artigiano di Modena Ovest, primo esempio in Italia di tale modello. Frutto dell’intuizione dell’allora sindaco Alfeo Corassori, il progetto rappresentò una vera e propria scommessa fondata sulla volontà di ricercare un nuovo immaginario da parte degli operai licenziati nel passaggio di produzione delle fabbriche modenesi dopo la seconda guerra mondiale. In pochi anni - tra il 1953 e il 1968 – l’area acquisita dalla pubblica amministrazione divenne la sede di 73 nuove aziende, che formarono la comunità del Villaggio Artigiano. Nella combinazione stessa delle due parole “Villaggio” e “Artigiano” risiede la sua unicità, espressa dal connubio materiale e linguistico “casa-laboratorio” - segno di una tipologia edilizia che rispondeva alle necessità lavorative ed abitative dei nuovi residenti. La forte caratterizzazione degli elementi architettonici - costruiti e poi modificati dagli artigiani stessi in funzione alle esigenze produttive - e di elementi comunitari quali l’esperienza lavorativa e la storia personale dei singoli ha dato vita ad una comunità legata dai forti principi valoriali, ed ha reso il Villaggio Artigiano un esempio virtuoso che ancora oggi - nonostante la crisi e la dismissione seriale dei laboratori - vive nei suoi abitanti. Sulla base dell’esperienza maturata durante le passate edizioni del Festival Periferico tenutesi all’interno del Villaggio Artigiano, questa ricerca si propone quindi di approfondire quella relazione tra spazio ed esperienze degli abitanti che ha dato vita al “luogo” Villaggio Artigiano.

Silvia Tagliazucchi
Silvia Tagliazucchi
Project Manager

Civic designer e Community manager presso associazione Amigdala

Matteo Di Cristofaro
Matteo Di Cristofaro
Linguista

Lecturer in English Language at Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia